Goldie

8 03 2010

Abbiamo trovato Goldie per la strada circa un anno e mezzo fa. Era appena sfuggita a una macchina che l’aveva quasi investita ed era spaesata. Più tardi scoprimmo che una persona della nostra zona l’aveva vista una settimana prima mentre veniva scaricata da un’auto in corsa. Goldie è giovane, avrà sì e no due anni, e pensiamo sia incrociata con un Golden Retriever, poiché la somiglianza è davvero notevole. Con le siamo stati sfortunati: più di una volta ci è capitato di trovare delle possibili adozioni che poi, per i più svariati motivi (non dipendenti dal cane), si sono sempre risolte con un buco nell’acqua. Goldie alloggia in una pensione per cani, nulla di diverso dal canile in realtà, se non fosse per il box molto spazioso, che comunque condivide con altri quattro cani. Lei non vive affatto bene questa situazione: all’interno del box è sempre molto nervosa e quando entriamo per pulire lei è sempre molto competitiva con gli altri cani per avere le sue carezze esclusive; anche il momento del cibo è vissuto con estrema tensione e noi dobbiamo essere molto veloci nel sistemare le ciotole in modo distanziato affinché i cani non si innervosiscano. Bisogna aggiungere che questa pensione non ha a disposizione aree di sgambamento, per cui dobbiamo essere noi quando possiamo – non molto spesso purtroppo – a portare fuori i cani al guinzaglio. Tutto questo frustra terribilmente tanto Goldie quanto gli altri cani, e così per un certo periodo abbiamo spinto la sua adozione il più possibile, portandola spesso fuori, facendole foto e filmati nella sua relazione con gli altri cani, con le persone, e persino con gatti e bambini. Goldie si è sempre dimostrata molto dimessa all’esterno, perdendo quella prepotenza che un po’ la distingue all’interno del box. Ci siamo accorti di come vada tranquillamente al guinzaglio, di come osservi calma tutto ciò che di nuovo si trova a conoscere, di come non abbia alcun problema a venire a contatto con i bambini, di come i gatti la incuriosiscano (senza per questo farne delle prede). Goldie ci dimostra ogni volta come il suo comportamento cambi totalmente dal box all’esterno. Naturalmente più esperienze riesce a fare, maggiori saranno le possibilità che, una volta adottata, non vada incontro a esperienze disturbanti. Il fatto di conoscere già da ora quello che l’aspetta, deve essere una garanzia tanto per lei quanto per il futuro adottante. Tutto questo per dire che il comportamento di un cane del canile a volte può non corrispondere al suo atteggiamento fuori; la paura, nata dalla non conoscenza, può insorgere anche una volta che venga adottato. Per questo, lo ripetiamo ancora una volta, è essenziale che ogni cane potenzialmente adottabile, esca dal canile per vivere quelle esperienze che un giorno potrebbero rappresentare il suo futuro.

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Carlotta

8 03 2010

Carlotta è un simil pastore maremmano di circa dieci anni. Per lungo tempo ha vissuto assieme alla sorella Isotta in una zona molto interna del canile. Da questa zona, per poter accedere all’area di sgambamento, si deve necessariamente passare attraverso uno stretto corridoio sul quale si affacciano gli altri box. Lei e la sorella erano purtroppo note per non voler mai uscire dal loro box.

Quando venivano aperte per le pulizie, ci scodinzolavano timide e noi volontari le coccolavamo un po’ prima di pulire  e dar loro da mangiare. Non uscivano quasi mai e quando decidevano di provarci, dopo pochi passi rientravano nel box.

Quando Isotta è venuta a mancare e lei è rimasta sola, ha improvvisamente smesso anche solo di provare a uscire dal box. Lei e la sorella erano sempre vicine, erano legatissime, entrambe timide, si facevano forza a vicenda ma, di contro, nessuna delle due era abbastanza forte da dare fiducia all’altra, cosicché erano rintanate nel loro piccolo mondo senza riuscire a uscirne.

In seguito, per non lasciare Carlotta da sola, le abbiamo messo vicino un nuovo compagno, anche lui maremmano, ma dal carattere aperto e socievole, che accedeva all’area di sgambamento senza alcun problema.

A quel punto,  Carlotta ha trovato il coraggio di seguirlo e attraversare tutto il corridoio per uscire. Era una vittoria insperata, per noi, e anche se non lo faceva sempre, sapevamo che era un bel passato avanti per lei.

Purtroppo, in seguito, si è reso necessario spostare altrove il suo nuovo compagno, e al suo posto è arrivato un lupetto che non era proprio un cuor di leone. A quel punto, nonostante lui accedesse all’area esterna, Carlotta ha smesso di uscire. A quel punto abbiamo deciso di tentare il tutto per tutto e spostare la dolce maremmana in un box adiacente all’area di sgambamento.

Il risultato è stato immediato e sorprendente.

Non solo ora Carlotta esce senza problemi, ma la vediamo correre con l’espressione gioiosa, cosa che prima capitava assai di rado.

Quello che abbiamo intuito, quando l’abbiamo vista uscire la prima volta insieme al nuovo compagno, è stato che Carlotta avesse paura non dell’uscita dal box in quanto tale, ma del corridoio dove era costretta a passare per raggiungere l’area esterna. La sua paura era rivolta a quella situazione, agli abbai dei cani, allo stato di ansia e stress che evidentemente la prendeva nel dover compiere quell’azione. Una volta cambiato l’ambiente, si è trovata in una situazione più serena e anche se non possiamo dire che Carlotta abbia “vinto” la sua paura, noi siamo riusciti a comprenderla e a darle la possibilità di guadagnare fiducia in se stessa.

Nel suo caso quindi, essere affiancata da un cane altamente sociale le ha permesso, per osmosi emozionale, di autoaccreditarsi e vincere quello scoglio che era lo stretto passaggio tra i box, e ha permesso a noi di comprendere come la situazione ambientale in cui si trovava non fosse assolutamente adatta a lei e andasse radicalmente cambiata.





Bulla

6 03 2010

Fin dalla prima volta che vedemmo Bulla in canile, pensammo che era un vero peccato che una molossetta così carina fosse un cane letteralmente inavvicinabile. Quando passavi di fronte al suo box, ti fissava senza mai scollarti gli occhi di dosso e se provavi ad avvicinarti, scattava contro la rete e abbaiava finché non ti allontanavi. Per lungo tempo, nonostante avesse un compagno di indole timida ma socievole, lei non ha fatto progressi e nessun volontario osava tentare un approccio con lei, temendo di essere morso. Era chiaro che la sua paura più grande erano le persone.

Col passar del tempo il suo compagno è stato adottato e al suo posto è subentrato  un cane che è un vero scalmanato, allegro e socievole con tutti i volontari. Non sappiamo se questo, in qualche modo le abbia giovato, ma a un certo punto abbiamo deciso di provare a lavorare con lei utilizzando il rinforzo positivo del cibo.

Dapprima non osava avvicinarsi e bisognava lanciarle i bocconcini in terra, coprendo man mano una distanza sempre minore.

Purtroppo in canile sono poche le persone in grado di dedicarsi a un lavoro del genere, che sapevamo sarebbe stato lunghissimo fin da subito, per cui quello che siamo riusciti a fare è stato lavorare con lei due, massimo quattro volte al mese, veramente niente. Eppure, nonostante questo, a un certo punto qualcosa è cambiato nel suo sguardo.

Quando aprivamo il suo box, non scappava più lontano a farsi i fatti propri, ma ci dedicava attenzione, leccandosi il muso, guardandoci le mani, come se aspettasse l’ora del bocconcino.

Così, pian piano siamo riusciti a far sì che si avvicinasse, che mangiasse dalla mano o prendesse i bocconcini se li appoggiavamo sulle ginocchia, che si lasciasse accarezzare mentre li mangiava. Carezze lievi, il minimo indispensabile, perché appena terminava il boccone, si tirava subito indietro, pronta però ad aspettare il successivo.

Oggi Bulla, quando vede arrivare i volontari che la conoscono e con cui ha stabilito questo rapporto, ha una luce diversa negli occhi. Certo, la strada è ancora lunga da fare, ma lei  non è più quel cane “potenzialmente pericoloso” che una volta molti credevano; è invece un cane che ha voglia di interagire con noi, forse solo per prendersi un  bocconcino, o forse, chissà, anche per farsi accarezzare in quei pochi secondi, nonostante non sia ancora pronta per desiderare da noi, soltanto quello.