Interpretare i segnali

8 03 2010

Per consentirci di comprendere il loro stato d’animo, i cani ci mandano continuamente dei segnali, tramite i quali cercano di farci capire quando sono ben disposti nei nostri confronti, quando hanno voglia di giocare, quando invece sono a disagio o, peggio, hanno paura.

Si tratta di una serie di segnali di stress (grattarsi, sbadigliare) e calmanti (come leccarsi il muso, guardare l’altro in modo non diretto, avvicinarsi seguendo traiettorie non dirette, mettersi pancia a terra, socchiudere gli occhi), che il cane usa per calmare se stesso innanzitutto, per darsi modo di trovare la giusta risposta a uno stimolo esterno, e per tenere bassa la tensione di un nuovo incontro; vi sono poi i segnali di pacificazione (assumere atteggiamenti et-epimeletici come mettersi pancia all’aria, invitare al gioco, leccarsi il muso) e di criptazione (voltare la testa altrove, annusare in terra, sedersi di spalle), che vengono usati per lo più per far comprendere all’altro individuo – sia esso uomo o cane – il proprio stato d’animo, le proprie intenzioni benevole (nel caso di pacificazione) o di indifferenza e chiusura (nel caso di criptazione).

I segnali di disposizione (legate alla postura: baricentro spostato avanti o indietro, altezza della coda, disposizione delle orecchie), permettono al cane di informare gli altri di come si pone di fronte a una data situazione (come può essere un nuovo incontro o un altro stimolo esterno); i segnali di richiesta, di ingaggio e di allerta servono al cane per invitare l’altro in un’attività piacevole (es. gioco o epimelesi), avvisare gli altri di un’attività che si sta per intraprendere (es. abbaiando) o di un pericolo di fronte al quale reagire (l’abbaio in questi casi può avere funzioni diverse e differenti tonalità);  ci sono poi i segnali di presenza (la marcatura o l’abbaio), per avvisare della propria presenza su un territorio.

Per riconoscere quando un cane ha paura, dobbiamo saper osservare tutti questi segnali. In particolar modo, un cane che emetta continuamente segnali di calma e di pacificazione, ci sta comunicando tutto il suo disagio di fronte a una data situazione.

La postura, in questi casi, a seconda che sia spostata indietro o in avanti, può esserci utile per capire se, di fronte a questo disagio, egli reagirà in modo remissivo o aggressivo.

Altri segnali possiamo leggerli nella mimica facciale (ad es. mostrare i denti, sguardo fisso o sfuggente), nella gestualità del corpo (movimento della coda, delle orecchie, della lingua) e nel movimento (come le traiettorie, diritte o curve), nella prossemica (vicinanza o lontananza dagli altri soggetti)  e nell’osservazione del pelo (come la classica piloerezione del mantello sulla schiena).

Il classico cane che ringhia col pelo dritto è certamente un cane potenzialmente aggressivo, ma qui occorre osservare con attenzione altri elementi: se le orecchie sono tese indietro, la postura è bassa e la coda è tra le gambe, ci troviamo di fronte a un cane che, con ogni probabilità, ci attaccherà solo se continueremo a importunarlo, fosse anche solo guardandolo, perché ha paura di noi. In un caso come quello appena descritto, il baricentro spostato all’indietro potrebbe però essere suscettibile di un’interpretazione differente: il cane potrebbe essere più disposto alla fuga che ad aggredire.

Sfortunatamente, la maggior parte delle persone, anche quelle che hanno un cane, non sanno interpretare i messaggi che ricevano dal proprio compagno a quattro zampe.

Difficilmente, di fronte a un cane che esprime disagio, la gente si domanda a cosa è dovuta tale reazione. Il più delle volte il primo pensiero è che quel povero cane è stato maltrattato, il che potrebbe essere anche vero, ma in tal caso la prima cosa da fare sarebbe cambiare totalmente approccio, cercando di destare l’interesse nel cane nei nostri confronti e non obbligarlo a interagire con noi.

Se solo guardassimo di più i nostri cani, impareremmo molte cose. Basterebbe osservali giocare al parco per rendersi conto di chi, in un gruppo di cani, in quel momento si diverte di più o di meno, se c’è qualcuno in soggezione rispetto agli altri, se è presente un elemento più forte che tende a prevaricare gli altri, chi tra di essi emette in modo più insistente segnali di calma per allentare la tensione.

Già questo potrebbe essere utile a inquadrare che tipo di relazione, il nostro cane, è abituato a impostare con i conspecifici.

Sfortunatamente, molte persone portano il proprio cane al parco con l’idea di lasciarlo “sfogare”, senza badare molto a come si comporta, passando quella mezz’ora – spesso anche meno – al cellulare o chiacchierando con gli altri “canari”.

Non è inusuale che proprio questo fenomeno sia all’origine del malessere – per i proprietari inspiegabile – a causa del quale questi cani non si divertono affatto quando vengono portati al parco.

Sforzarci di capire i nostri cani, dedicandogli appieno il nostro tempo, è la base per cercare di risolvere alcune delle loro paure che, non di rado, dipendono – o vengono accentuate – da nostri errati comportamenti.

In canile, queste situazioni sono portare all’eccesso, sia per lo scarso tempo a disposizione dei volontari, sia per la difficoltà di relazionarsi a dovere con i cani (ambiente rumoroso, larga diffusione di odori, livello di stress molto alto ecc.), ma ciononostante è possibile osservare il comportamento dei cani durante le  uscire nel loro settore, nonché all’interno dei box, cercando di comprendere i segnali che ci mandano.

Capirli è essenziale per poter iniziare un percorso, lungo e non certo facile, che col passar del tempo – del nostro tempo – potrà arrivare a dare dei buoni frutti.

A loro modo, i cani parlano.

Siamo noi che non li capiamo.

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