Il gioco

8 03 2010

Un cane impara fin dalla nascita a relazionarsi con i suoi simili per mezzo del gioco. La lotta coi fratellini per arrivare alle mammelle della madre, le simulazioni di lotta, i rituali di sottomissione, tutto nella vita di un cucciolo avviene per mezzo del gioco. Crescendo, il cane trasforma quei rituali in rappresentazioni di vita e basa su di esse le risposte agli stimoli che riceve dall’esterno.

Quando un cane ha paura di qualcosa, non pensa certo a giocare; la sua attenzione è interamente rivolta all’oggetto della sua inquietudine. Quello che però è possibile fare, per mezzo del gioco, è anticipare il momento in cui la paura sta per manifestarsi, se siamo in grado di farlo. Ad esempio, se sappiamo che quel cane ha paura di un certo rumore o di un dato individuo che sappiamo essere sul punto di arrivare, possiamo distrarlo attirando la sua attenzione con un gioco che lo attivi cognitivamente e richieda la sua attenzione su quella cosa particolare. In quest’ottica, tirargli la pallina potrebbe non assolvere a questa funzione, poiché una volta recuperata, egli potrebbe essere attratto dall’oggetto della sua paura.

È consigliabile utilizzare giochi che richiedano una concentrazione piuttosto lunga, come un problem solving (per esempio oggetti con all’interno dei bocconcini che il cane debba cercare di aprire per mangiarli); o esercizi di Doggy zen, che richiedano una centripetazione del cane nei nostri confronti (ad esempio, per iniziare: tenere in mano dei bocconcini e lasciarglieli mangiare solo quando ci guarda, premiando la ricerca di relazione).

In sostanza si tratta di mettere in atto una serie di attività che siano piacevoli per il cane e allontanino la sua attenzione dalla paura; a lungo andare, questo esercizio potrebbe attenuare molto la paura di questo o quello stimolo esterno, in quando inizierebbe ad associarvi non più l’elemento negativo paura ma qualcosa di positivo.

Per finire, come non citare gli attrezzi di mobility dog, utilissimi per permettere al cane di prendere maggior confidenza con i movimenti (esercizio di salire e scendere da una rampa ruvida), con l’equilibrio (camminare su una stretta passerella), con i rumori (muoversi sopra una superficie scricchiolante come ad esempio una ondulina), con i luoghi chiusi e/o stretti (attraversare una “galleria” come per esempio un tubo rigido o una struttura appositamente creata), facendo sì che aumenti la consapevolezza del e, di conseguenza, l’autostima.

In canile è assai difficile riuscire a mettere in pratica questo tipo di lavoro, specialmente se non si dispone, come spesso accade, di un’area apposita, attrezzata all’occorrenza.

Quello che  si può fare è portare fuori i cani al guinzaglio, in passeggiata.  Non si può parlare di gioco in questo caso, ma di un inizio di relazione uomo-cane. In questi casi, una volta fuori dal canile, sia pure al guinzaglio, è possibile mettere in pratica qualcuno degli esercizi suddetti.

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