Cani e padroni

L’equilibrio nella relazione tra cane e padrone è alla base di una serena convivenza. Molto spesso i problemi che i proprietari dei cani lamentano, derivano da uno squilibrio nel rapporto che hanno con il proprio animale. Per squilibrio si intendono una molteplicità di fattori.

Una relazione può essere squilibrata se diamo troppo affetto al cane, se lo viziamo e facciamo di tutto per alleggerirgli la vita, se lo antropomorfizziamo (che è una prassi di molti padroni che identificano il proprio cane come un figlio). In questo caso l’errore sta nel permettere troppo al cane; l’animale in questo modo tenderà ad assumere degli atteggiamenti sempre più invadenti e pretenziosi nei confronti del proprio padrone, fino a pretendere determinate cose. L’esempio lampante in questo caso, è il cucciolo che – suscitando tenerezza – viene cresciuto permettendogli di dormire sul letto, di salire sul divano, di giocare coi pupazzi del bambino, di lasciargli la ciotola col cibo a disposizione durante la giornata, e così via; una volta adulto, quel cane sarà il vero leader del suo branco-famiglia e allora non bisognerà stupirsi se ringhierà a chiunque si siederà sul suo divano, o se morderà il bambino che vuole giocare cosi suoi pupazzi, o se avrà comportamenti aggressivi in presenza della ciotola, e così via. In questo caso, quello che bisognerà fare, sarà andare a ridefinire i ruoli nella relazione del cane non solo nei confronti del padrone, ma dell’intero branco-famiglia.

Un altro squilibrio nella relazione può essere dato dalla pretesa del proprietario che il suo cane assolva a determinate perfomance. È il caso dei cani che lavorano nell’Agility, ai quali sono richiesti una concentrazione e un impiego di forze che stressano incredibilmente il cane il quale, in mancanza di un premio o di un riconoscimento da parte del conduttore-padrone, sarà facile vittima di terribili frustrazioni. In questi casi, generalmente, occorre intervenire soprattutto sulla mentalità del proprietario, il quale deve rendersi conto che il cane non è uno strumento per ottenere successi personali, né un attrezzo sportivo da utilizzare a piacimento fino a rottura; le discipline sportive come l’Agility dovrebbero favorire la relazione tra cane e padrone nel momento in cui viene a crearsi un feeling relazionale basato sulla fiducia e sull’interpretazione dei reciproci segnali.

Parliamo di relazione squilibrata anche quando cane e padrone hanno proprie motivazioni personali incompatibili tra loro. È il caso, ad esempio,  della persona anziana che detenga in appartamento un cane da caccia con una spiccata propensione a fiutare e seguire tracce, e che venga relegato a brevi passeggiate nell’isolato. In questo caso l’animale sarà terribilmente frustrato e nei periodi in cui sarà solo in casa potrebbe ridirigere tale frustrazione nella distruzione di oggetti e componenti d’arredo.

Di esempi e di casi di squilibrio nella relazione ce ne sono molti ed è inutile dilungarsi a vederli tutti, poiché ci vorrebbero pagine e pagine per parlarne. Quel che è certo, è che ogni caso è a sé, ogni problema ha una sua causa e soluzione. Compito dell’educatore cinofilo è sviscerare il problema e trovare quelle soluzioni. Nel caso dell’educatore con approccio cognitico-zooantropologico, suo compito è altresì quello di guidare il binomio cane-padrone nella scoperta di sé, delle reciproche motivazioni e aspettative, e della comprensione della relazione stessa, fino a raggiungere quell’equilibrio che consenta a entrambi di trovare la serenità per vivere insieme.

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