L’approccio Cognitivo

L’importanza dell’approccio cognitivo all’interno di un processo educativo nella relazione tra cane e padrone sta nel considerare l’animale non come oggetto, strumento da “raddrizzare” o “perfezionare”, ma come alterità dotata di una mente. Il cane è in grado, a tutti gli effetti, di assimilare ed elaborare le informazioni che riceve dal mondo esterno sotto forma di rappresentazioni mentali (in parte dettate dall’esperienza, in parte dal suo stato emozionale), così da trovare da sé la risposta a determinati stimoli; ovvero la reazione a determinate azioni. Non si tratta quindi – come sostenuto un tempo – di una macchina che a stimolo risponde per un semplice riflesso (opportunamente) condizionato.

In linea di massima, le mente del cane ragiona sulla base di diversi fattori, che possiamo riassumere così:

– le motivazioni del cane (quali azioni è portato a fare, quali gratificazioni ricerca nel produrre determinati comportamenti);

– le emozioni del cane (come quel soggetto è disposto verso il mondo, quale profilo caratteriale ed emozionale lo anima, qual’è il suo livello di apertura verso il mondo);

– le rappresentazioni mentali (quali schemi e mappe mentali quel soggetto ha applicato con successo in passato – e tendenzialmente sarà portato a ripetere – per ottenere soddisfazione ai suoi bisogni, siano essi sociali, ambientali, relazioni ecc.);

– le funzioni cognitive (quale flessibilità mentale ha, quali elaborazioni è abituato a fare, come attua i suoi processi mentali nella realtà).

A tutto questo aggiungiamo che ogni individuo è, di fatto, costituito da due importanti caratteristiche che sono alla base della variabilità dei fattori sopra esposti:

– Filogenesi (tutto ciò che il cane ha di ereditario, di genetico, che milenni di storia hanno formato dentro di lui attraverso i suoi progenitori alimentando questa o quell’altra motivazione di specie in maniera più importante rispetto alle altre);

– Ontogenesi (tutto ciò che il cane ha appreso dal momento della nascita, provandolo sulla propria pelle e traendone i dovuti insegnamenti);

Sulla base di tutte queste diverse peculiarità, la mente del cane è quindi in grado di elaborare gli input che riceve dal mondo, riflettere su di essi attraverso raffronti con le proprie rappresentazioni, assumere un determinato profilo emozionale e motivazionale e operare scelte di conseguenza.

Per questo motivo l’approccio Cognitivo-Zooantropologico prevede che alla base del training vi sia la relazione uomo-cane; il training è, infatti, sempre applicato al binomio, alla coppia cane-padrone, e non soltanto all’animale, in quanto l’obiettivo finale del processo educativo CZ è la massima valorizzazione della relazione.

Annunci



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: