Abbiamo trovato Goldie per la strada circa un anno e mezzo fa. Era appena sfuggita a una macchina che l’aveva quasi investita ed era spaesata. Più tardi scoprimmo che una persona della nostra zona l’aveva vista una settimana prima mentre veniva scaricata da un’auto in corsa. Goldie è giovane, avrà sì e no due anni, e pensiamo sia incrociata con un Golden Retriever, poiché la somiglianza è davvero notevole. Con le siamo stati sfortunati: più di una volta ci è capitato di trovare delle possibili adozioni che poi, per i più svariati motivi (non dipendenti dal cane), si sono sempre risolte con un buco nell’acqua. Goldie alloggia in una pensione per cani, nulla di diverso dal canile in realtà, se non fosse per il box molto spazioso, che comunque condivide con altri quattro cani. Lei non vive affatto bene questa situazione: all’interno del box è sempre molto nervosa e quando entriamo per pulire lei è sempre molto competitiva con gli altri cani per avere le sue c
arezze esclusive; anche il momento del cibo è vissuto con estrema tensione e noi dobbiamo essere molto veloci nel sistemare le ciotole in modo distanziato affinché i cani non si innervosiscano. Bisogna aggiungere che questa pensione non ha a disposizione aree di sgambamento, per cui dobbiamo essere noi quando possiamo – non molto spesso purtroppo – a portare fuori i cani al guinzaglio. Tutto questo frustra terribilmente tanto Goldie quanto gli altri cani, e così per un certo periodo abbiamo spinto la sua adozione il più possibile, portandola spesso fuori, facendole foto e filmati nella sua relazione con gli altri cani, con le persone, e persino c
on gatti e bambini. Goldie si è sempre dimostrata molto dimessa all’esterno, perdendo quella prepotenza che un po’ la distingue all’interno del box. Ci siamo accorti di come vada tranquillamente al guinzaglio, di come osservi calma tutto ciò che di nuovo si trova a conoscere, di come non abbia alcun problema a venire a contatto con i bambini, di come i gatti la incuriosiscano (senza per questo farne delle prede). Goldie ci dimostra ogni volta come il suo comportamento cambi totalmente dal box all’esterno. Naturalmente più esperienze riesce a fare, maggiori saranno le possibilità che, una volta adottata, non vada incontro a esperienze disturbanti. Il fatto di conoscere già da ora quello che l’aspetta, deve essere una garanzia tan
to per lei quanto per il futuro adottante. Tutto questo per dire che il comportamento di un cane del canile a volte può non corrispondere al suo atteggiamento fuori; la paura, nata dalla non conoscenza, può insorgere anche una volta che venga adottato. Per questo, lo ripetiamo ancora una volta, è essenziale che ogni cane potenzialmente adottabile, esca dal canile per vivere quelle esperienze che un giorno potrebbero rappresentare il suo futuro.
Bulla
6 03 2010
Fin dalla prima volta che vedemmo Bulla in canile, pensammo che era un vero peccato che una molossetta così carina fosse un cane letteralmente inavvicinabile. Quando passavi di fronte al suo box, ti fissava senza mai scollarti gli occhi di dosso e se provavi ad avvicinarti, scattava contro la rete e abbaiava finché non ti allontanavi. Per lungo tempo, nonostante avesse un compagno di indole timida ma socievole, lei non ha fatto progressi e nessun volontario osava tentare un approccio con lei, temendo di essere morso. Era chiaro che la sua paura più grande erano le persone.
Col passar del tempo il suo compagno è stato adottato e al suo posto è subentrato un cane che è un vero scalmanato, allegro e socievole con tutti i volontari. Non sappiamo se questo, in qualche modo le abbia giovato, ma a un certo punto abbiamo deciso di provare a lavorare con lei utilizzando il rinforzo positivo del cibo.
Dapprima non osava avvicinarsi e bisognava lanciarle i bocconcini in terra, coprendo man mano una distanza sempre minore.
Purtroppo in canile sono poche le persone in grado di dedicarsi a un lavoro del genere, che sapevamo sarebbe stato lunghissimo fin da subito, per cui quello che siamo riusciti a fare è stato lavorare con lei due, massimo quattro volte al mese, veramente niente. Eppure, nonostante questo, a un certo punto qualcosa è cambiato nel suo sguardo.
Quando aprivamo il suo box, non scappava più lontano a farsi i fatti propri, ma ci dedicava attenzione, leccandosi il muso, guardandoci le mani, come se aspettasse l’ora del bocconcino.
Così, pian piano siamo riusciti a far sì che si avvicinasse, che mangiasse dalla mano o prendesse i bocconcini se li appoggiavamo sulle ginocchia, che si lasciasse accarezzare mentre li mangiava. Carezze lievi, il minimo indispensabile, perché appena terminava il boccone, si tirava subito indietro, pronta però ad aspettare il successivo.
Oggi Bulla, quando vede arrivare i volontari che la conoscono e con cui ha stabilito questo rapporto, ha una luce diversa negli occhi. Certo, la strada è ancora lunga da fare, ma lei non è più quel cane “potenzialmente pericoloso” che una volta molti credevano; è invece un cane che ha voglia di interagire con noi, forse solo per prendersi un bocconcino, o forse, chissà, anche per farsi accarezzare in quei pochi secondi, nonostante non sia ancora pronta per desiderare da noi, soltanto quello.
Commenti : Lascia un commento »
Etichette: cani, canile, educatore cinofilo, paure, premio, rinforzo positivo, segnali calmanti
Categorie : Lavorare in canile




